immagine dna

“È costituzione”“Siamo grossi di famiglia”“È colpa del metabolismo lento”. Queste sono alcune delle frasi che si sentono pronunciare più spesso per giustificare il sovrappeso o l’obesità. Ma quanto influisce davvero il nostro DNA sul peso corporeo e quanto pesano, invece, le nostre scelte quotidiane?

L’obesità è definita dalla medicina come una condizione a genesi multifattoriale. L’aumento del tessuto adiposo è la conseguenza diretta di un bilancio energetico positivo prolungato nel tempo (le entrate caloriche superano i consumi). Tuttavia, i fattori che regolano questo equilibrio sono complessi e si dividono in due grandi categorie: fattori genetici e fattori ambientali.

 

Gli studi epidemiologici, in particolare quelli condotti su gemelli e individui adottati, dimostrano che esiste una componente ereditaria che influenza l’Indice di Massa Corporea (IMC).

Ad eccezione di rarissime forme di “obesità monogenica” (dovute alla mutazione del gene della leptina o dei suoi recettori), nella maggior parte della popolazione non esiste un singolo “gene dell’obesità”. Si parla piuttosto di geni di suscettibilità. Il DNA può ereditare una predisposizione biologica (stimata intorno al 30-40%) che rende l’organismo più efficiente nell’accumulare riserve energetiche o meno sensibile ai segnali di sazietà.

In passato si riteneva valida l’ipotesi del genotipo risparmiatore, secondo cui l’evoluzione avrebbe selezionato i soggetti capaci di accumulare grasso per sopravvivere alle carestie. Oggi la ricerca scientifica propende per la teoria del genotipo alla deriva (Drifty Genotype):

l’assenza di una pressione selettiva che in passato eliminava le mutazioni favorenti l’accumulo di grasso (per scappare dai predatori) ha permesso ai geni che lo favoriscono di diffondersi senza ostacoli. Tuttavia, la genetica carica la pistola, ma è l’ambiente che preme il grilletto!

La prova che il DNA da solo non basta a determinare l’obesità è evidente nei dati relativi alle migrazioni e alla progressiva occidentalizzazione degli stili di vita. Popolazioni che nei contesti rurali di origine mantenevano un peso ottimale, mostrano un’impennata di casi di obesità e diabete quando si trasferiscono nelle grandi città, adottando abitudini moderne.

Oggi viviamo in un ambiente obesogeno caratterizzato da:

  • Cibi ultra-processati a basso costo: Snack, prodotti industriali e bevande zuccherate hanno un’altissima densità energetica ma uno scarso potere saziante.
  • Bypass dei segnali di sazietà: L’unione industriale di grassi, zuccheri e sale crea prodotti “iper-palatabili” che stimolano i circuiti cerebrali del piacere (dopamina), spingendoci a mangiare anche quando i nostri ormoni (come la leptina) segnalano che le riserve sono piene.
  • Strategie di marketing aggressive: Che promuovono alimenti dal profilo nutrizionale scadente a scapito di materie prime fresche.

Quando si parla di dispendio energetico e fattori ambientali, l’alimentazione è solo una faccia della medaglia: l’altra è la sedentarietà.

Il crollo del consumo calorico quotidiano non è dovuto solo alla mancanza di sport, ma alla riduzione drastica del NEAT (Non-Exercise Activity Thermogenesis), ovvero il dispendio energetico legato a tutte le attività non sportive: camminare per andare al lavoro, fare le scale, pulire la casa, fare la spesa. L’urbanizzazione e l’automazione hanno ridotto al minimo questi movimenti spontanei. Aumentare il NEAT (ad esempio ponendosi l’obiettivo dei 10.000 passi al giorno) ha un impatto metabolico protettivo spesso superiore alla singola ora di allenamento in palestra.

 

Se è vero che non possiamo modificare il patrimonio genetico scritto nel nostro DNA, è altrettanto vero che possiamo avere il controllo sui fattori ambientali. Modificare lo stile di vita, imparare a scegliere cibi veri e meno lavorati e ridurre la sedentarietà sono le uniche strategie scientifiche capaci di disattivare la predisposizione genetica all’accumulo di  peso.

Il dimagrimento e la salute non si ottengono con diete prestampate, ma attraverso un percorso di educazione alimentare strutturato sui tuoi ritmi di vita e sul tuo profilo metabolico.

Inizia ora il tuo percorso nutrizionale personalizzato, ricevo presso gli studi di Brugherio Lecco. PRENOTA la tua visita.

Bibliografia

  1. Speakman, J. R. (2018).Thrifty, drifty: can evolutionary hypotheses explain the obesity epidemic?. International Journal of Obesity, 42(6), 1151-1161. (Lo studio cardine sulla transizione dal modello risparmiatore a quello alla deriva).
  2. Hall, K. D., et al. (2019).Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain: An Inpatient Randomized Controlled Trial of Ad Libitum Food Intake. Cell Metabolism, 30(1), 67-77. (Studio clinico che dimostra come l’iper-palatabilità dei cibi industriali causi iperfagia passiva).
  3. Chung, N., et al. (2018).Non-exercise activity thermogenesis (NEAT): a component of total energy expenditure. Journal of Exercise Nutrition & Biochemistry, 22(2), 23-30.
  4. CREA – Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione (2019).Linee Guida per una sana alimentazione – Capitolo 1: Controlla il peso e mantieniti sempre attivo.

TAGS

Categories

Comments are closed