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Category Archives: Per le mamme

Alimentazione in gravidanza

16 Lug , 2018,
admin

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La gravidanza è un periodo molto particolare nella vita di una donna, comporta adattamenti fisici importanti ed una serie di richieste nutrizionali e metaboliche specifiche da soddisfare.

Per questo motivo, stile di vita e alimentazione rappresentano elementi fondamentali per la salute della madre e del nascituro, non solo in fase di gestazione ma già a partire dal periodo preconcezionale.

Stati di carenze o eccessi nutrizionali possono avere effetti in tutte le fasi di sviluppo e crescita del feto, soprattutto a livello neuromotorio, e successivamente del neonato, aumentando anche il rischio di possibile comparsa di condizioni patologiche in età adulta. Gli esperti sostengono che il periodo fetale e i primi due anni di vita del bambino rappresentano un periodo chiave in termini di prevenzione, durante i quali diventa fondamentale una corretta gestione della dieta per garantire un’adeguata assunzione di energia e nutrienti.

Deficit nutrizionali possono determinare piccole dimensioni del feto in relazione all’età gestazionale e un basso peso alla nascita che possono favorire una bassa statura in età adulta e una riduzione della capacità cognitiva.

Al contrario, una donna in condizione di obesità preconcezionale o un eccessivo aumento di peso in gravidanza, possono determinare un elevato peso del neonato e predisporlo a sviluppare in futuro sovrappeso o obesità, alterazioni a livello del metabolismo glicemico (diabete) e patologie cardiovascolari.

 

ENERGIA

Spesso sentiamo ripetere il detto “sei incinta, devi mangiare per due!” ma non sempre i vecchi detti delle nonne corrispondono a verità, sicuramente non in questo caso! Per le donne in gravidanza, infatti, è sufficiente un moderato aumento calorico, in relazione al trimestre di avanzamento della gestazione, da ottenere aumentando gradatamente l’apporto di macronutrienti mantenendo il corretto bilanciamento tra gli stessi.

Abbiamo già visto quali rischi possa comportare per il bambino un aumento eccessivo del peso della donna in gravidanza, ma ovviamente la pericolosità di questa condizione riguarda anche la madre stessa, per la quale aumenta il rischio di diabete gestazionale (che a sua volta aumenta le probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 in futuro), aborto spontaneo, gestosi e complicanze durante il parto.

Secondo le indicazioni dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), per una donna normopeso, il corretto aumento calorico da pianificare equivale a circa 70 kcal/die nel primo trimestre, 260 kcal/die nel secondo e 500 kcal/die nel terzo e ultimo trimestre, per un aumento del peso da mantenersi entro gli 11-15kg totali.

Se la donna parte da una condizione di sovrappeso o obesità, l’incremento calorico può essere mantenuto più modesto e l’aumento di peso non dovrebbe superare i 6-11kg totali. Il periodo di gestazione può essere sfruttato per favorire una riduzione della massa grassa in eccesso in maniera tale da ridurre i rischi ad essa associati e ritrovarsi con meno peso dopo il parto.

Per le donne che iniziano la gravidanza in sottopeso, l’aumento ponderale auspicabile può arrivare a 18kg totali, con un incremento dell’apporto calorico giornaliero che può essere mantenuto leggermente superiore rispetto alle indicazioni precedentemente riportate.

Nei casi in cui le condizioni della gestante si discostino da una condizione di normopeso, diventa particolarmente raccomandabile fare riferimento al proprio medico e al dietista per una valutazione dei fabbisogni energetici e nutrizionali specifici per il singolo caso, onde evitare il rischio di squilibri nutrizionali.

 

PROTEINE

Tra i macronutrienti sono probabilmente quello di maggiore rilevanza durante la gravidanza, in quanto devono sostenere la sintesi dei tessuti materni e fetali nelle varie fasi di accrescimento. La richiesta rispetto al normale fabbisogno aumenta di circa 1g/die nel primo trimestre, 9g/die nel secondo e 29g/die nel terzo, quando le esigenze plastiche di crescita sono massime.

In merito alla qualità delle proteine assunte, maggiore valore nutrizionale hanno le proteine di origine animale, in quanto complete dei 9 aminoacidi essenziali che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare. Le proteine vegetali hanno invece carenze differenti dei suddetti aminoacidi, è perciò consigliabile abbinare diverse fonti proteiche vegetali per migliorare la qualità complessiva dello spettro amminoacidico assunto.

Uno scarso apporto proteico in gravidanza può influire negativamente su peso e lunghezza del nascituro.

 

GRASSI

Durante la gravidanza non è necessario modificare l’assunzione complessiva di grassi, che si dovrà mantenere, quindi, tra il 20-35% dell’energia totale assunta, ma è molto importante prestare attenzione alla loro qualità. Fondamentale garantire un buon apporto di grassi della serie omega 3 (EPA e DHA) la cui sintesi nel nostro organismo risulta insufficiente a coprire l’aumentato fabbisogno

in gravidanza. Il DHA ha un ruolo determinante nello sviluppo cerebrale e della vista, in quanto costituente delle cellule cerebrali e dei bastoncelli della retina.

Il fabbisogno di questi acidi grassi praticamente raddoppia in gravidanza e può essere ben coperto da una dieta che comprenda 2-4 porzioni di pesce settimanali, da scegliere preferibilmente tra pesci grassi di piccola taglia (pesce azzurro, sarde, alici, sgombri).

 

CARBOIDRATI

Anche per questo nutriente il fabbisogno giornaliero non si modifica rispetto alle linee guida per la popolazione generale, le quali prevedono un apporto compreso tra il 45-65% del totale calorico.

Ancora una volta, si rivela importante la qualità dei carboidrati assunti, è infatti raccomandabile privilegiare alimenti a basso indice glicemico, quindi carboidrati complessi, meglio se integrali e ricchi in fibra (cereali integrali, legumi, verdura e frutta).

Gli zuccheri semplici non dovrebbero superare il 10% della razione calorica, raccomandazione che in gravidanza risulta particolarmente importante per scongiurare il pericolo di insorgenza del già citato diabete gestazionale.

 

MICRONUTRIENTI

Vitamine e minerali sono coinvolte in innumerevoli processi metabolici e fisiologici, svolgono quindi un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. La loro importanza cresce in maniera esponenziale durante la gravidanza e il fabbisogno, in proporzione, aumenta in misura maggiore rispetto a quello dei macronutrienti. Stati carenziali possono portare a severe conseguenze per la salute della madre e per il corretto sviluppo del feto.

Tra i micronutrienti a cui occorre prestare maggiore attenzione è il caso di menzionare sicuramente ferro, calcio, vitamina D, iodio e acido folico.

Il fabbisogno di ferro aumenta progressivamente fino al terzo mese, periodo nel quale il minerale va accumulandosi nei tessuti fetali. La carenza di questo minerale è molto diffusa nella popolazione (anemia sideropenica) e il rischio aumenta in gravidanza proprio a causa della maggiore richiesta fisica. Carne e pesce sono le fonti principali di ferro, legumi e verdure a foglia verde ci vengono in aiuto dal mondo vegetale, pur contenendo una forma di ferro più difficilmente assimilabile per il nostro organismo.

Lo iodio è fondamentale per la funzionalità tiroidea, per la produzione di ormoni materni e fetali e il suo fabbisogno aumenta di circa il 50% in gravidanza. Il periodo più critico per il rischio carenza parte dal secondo trimestre e si protrae fino al terzo anno di vita del bambino. Buone fonti alimentari sono rappresentate da pesci, crostacei, vegetali e acqua, ma studi hanno dimostrato che spesso l’apporto di iodio risulta insufficiente per coprire correttamente il fabbisogno, diventa quindi fondamentale prevedere un’integrazione di questo minerale, già dalla fase preconcezionale.

Ruolo fondamentale anche per il calcio, che in gravidanza viene mobilizzato in maniera maggiore dallo scheletro materno per soddisfare le richieste del feto. Troviamo questo minerale soprattutto in latte e derivati, meno rilevanti le fonti vegetali (cereali e ortaggi) e spesso ci si dimentica che tra le fonti principali di calcio va considerata indubbiamente l’acqua.

La vitamina D, indispensabile in particolar modo per il corretto sviluppo della massa ossea del feto, è poco rappresentata nella dieta (olio di fegato di merluzzo, pesci grassi, uova, burro) e la sua fonte principale è costituita in realtà dall’esposizione al sole che permette al nostro corpo di sintetizzarla. Si rivela tuttavia indispensabile la supplementazione di questa vitamina per tutta la durata della gravidanza, onde evitare il rischio di pericolose carenze.

Per quanto riguarda i folati, il loro utilizzo è elevato durante tutta la gravidanza e il loro fondamentale ruolo nello sviluppo del feto ha portato il Ministero della Salute a raccomandare una supplementazione di questo nutriente per tutte le donne in età fertile che non escludono attivamente una gravidanza. Fonti alimentari sono costituite soprattutto da vegetali a foglia verde, legumi, arance, frutta secca e frattaglie.

Corrette abitudini alimentari e uno stile di vita sano sono raccomandabili sempre e diventano ancora più importanti in un periodo delicato come la gravidanza, per poter cominciare a prendersi cura nel modo migliore del bimbo in arrivo, oltre che di sè stesse!

Autosvezzamento

25 Feb , 2015,
admin

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Una nuova scelta per le mamme: l’autosvezzamento

Sta prendendo sempre più piede tra le mamme un nuovo approccio nella gestione dello svezzamento dei propri bambini: l‘autosvezzamento, più propriamente definito come alimentazione complementare.Schermata-02-2456700-alle-09.47

Il principio alla base di questa “nuova” metodologia consiste nel far avvicinare i bambini al cibo nella maniera più naturale e spontanea possibile, lasciandoli liberi di sperimentare ed esplorare questo nuovo mondo finora sconosciuto.

Una delle grosse differenze rispetto allo svezzamento classico, riguarda l’assenza di schemi di introduzione degli alimenti basati su rigide tempistiche. Questi generalmente, consigliano di introdurre prima alcuni tipi di verdure (patate, carote, zucchine), di frutta (banana, mela, pera), brodo vegetale e creme di riso o semolino. Solo successivamente si potranno aggiungere, in maniera graduale, fonti proteiche come carne o pesce, i cereali contenenti glutine, ulteriori varietà di frutta e verdure e i cibi contenenti allergeni (uova, pomodori, fragole).

Leggi la testimonianza di una mamma

Il razionale alla base di questo approccio, è che l’apparato digerente del bambino, fino a quel momento abituato al solo latte (materno o in formula), ha bisogno di tempo per abituarsi a nuovi alimenti. L’introduzione graduale e ritardata di alcuni cibi dovrebbe, inoltre, permettere di ridurre il rischio di sviluppare allergie. Quest’ultimo punto in particolare è stato ormai smentito dalle recenti ricerche scientifiche, secondo le quali è anzi consigliabile introdurre fin da subito gli alimenti allergizzanti proprio per scongiurare questo pericolo.




Un elemento che lascia un po’ perplessi è il fatto che, generalmente, queste tempistiche di assunzione raccomandate sono poco uniformi e variano a seconda del pediatra di turno, ponendo di conseguenza un dubbio sulla loro reale affidabilità.

Secondo il metodo dell’autosvezzamento, tutta questa pianificazione non è necessaria: il bambino può sedersi a tavola ed iniziare ad assaggiare ciò che mangiano i genitori. Deve essere libero di sperimentare tutti i nuovi sapori, lasciandosi guidare dal suo gusto personale, senza restrizioni e anzi, cercando di variare la dieta il più possibile.

 

Altra sostanziale differenza rispetto al metodo classico, riguarda la consistenza degli alimenti: addio alle classiche pappe composte da passati di verdura, creme e omogeneizzati. Il cibo deve essere offerto cosi com’è, tagliato a striscioline o bastoncini, in maniera tale che il bambino possa afferrarlo, portarlo alla bocca ed imparare a conoscerlo nella sua forma solida. Chiaramente, nelle fasi iniziali, il bambino si limiterà a succhiare e mordicchiare l’alimento per sentirne il sapore e questo non gli permetterà di assumere il nutrimento necessario (motivo per cui lo svezzamento è complementare all’assunzione del latte). Gradualmente però, aumentando le proprie capacità masticatorie (presenti anche se ancora non ha i dentini), il bambino comincerà ad ingerire maggiori quantità di cibo e a capire che questo gli “riempie la pancia”, riducendo nel tempo la sua richiesta di latte.

La grande paura che si associa a questo tipo di approccio, è il pericolo di soffocamento, pericolo che in realtà non sussite perché, come sostiene il pediatra Lucio Piermarini, convinto sostenitore dell’autosvezzamento, “il bambino, se gli si dà la possibilità di provare e fare pratica, è in grado di gestire il cibo in bocca esattamente come noi adulti. Noi tutti possediamo un riflesso, chiamato riflesso faringeo, che è la risposta del nostro corpo contro il soffocamento: una contrazione muscolare che protegge la gola evitando che un qualsiasi corpo estraneo che arriva a toccare il palato molle o la parte mucosa alla base della lingua vi penetri, rigettandolo attraverso un conato, colpi di tosse o anche vomito”.

Fondamentale da questo punto di vista, non anticipare i tempi dell’autosvezzamento imparando a riconoscere i segnali che ci indicano quando il bambino è pronto per iniziare questo percorso (indicativamente intorno ai 6 mesi).

È necessario infatti che il bimbo sia in grado di stare seduto dritto senza aiuto e che abbia perso il riflesso di estrusione, ovvero l’istinto che lo accompagna dalla nascita, di tirare fuori la lingua quando gli viene stimola la bocca (riflesso che facilita la suzione).

Non meno importante il fatto che il bambino dimostri interesse verso il cibo degli adulti e condividere con lui questa esperienza ed il tempo dei pasti, rappresenta sicuramente un aspetto importante anche dal punto di vista psicologico.

 

Seguire le regole dell’autosvezzamento, offre anche il pretesto per rivedere le abitudini alimentari dei genitori. Se il bimbo deve mangiare le stesse cose con cui loro si alimentano, occorre di conseguenza porre particolare attenzione a ciò che viene messo in tavola. Il bambino ha bisogno di una dieta varia, equilibrata, nutriente, povera di grassi, zuccheri e sale… indicazioni valide anche per gli adulti ma delle quali troppo spesso ci dimentichiamo!

 

Abbiamo visto gli aspetti principali di questo nuovo approccio allo svezzamento, che in realtà nuovo non è, perché semplicemente riscopre le abitudini delle vecchie generazioni che crescevano i propri figli senza l’aiuto di omogeneizzati di ogni tipo e prodotti liofilizzati.

Come dietista mi sento di consigliarlo perché permette di sviluppare un corretto e naturale approccio verso il cibo, permettendo al bambino di imparare fin da subito a conoscere gli alimenti per quello che sono, nella loro forma, consistenza e sapore originari, garantendo, se gestito correttamente con l’aiuto del pediatra, la corretta nutrizione per supportare la crescita.

 

Fonti:

Piermarini L., “Io mi svezzo da solo”, 2008, Bonomi Editore

“Io mangio come voi”, Unità per la ricerca sui servizi sanitari, Ospedale materno infantile Burlo Garofolo

www.autosvezzamento.it

La testimonianza di una mamma

17 Feb , 2015,
admin

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La mia bambina, Lisa, ha sei mesi e mezzo e da tre settimane ha iniziato l’autosvezzamento. Quando la pediatra mi ha parlato per la prima volta di questo metodo, sono rimasta molto perplessa: al compimento del sesto mese avremmo dovuto sedere la bimba a tavola con noi e proporle gli stessi cibi preparati per noi adulti! Fino a quel momento ero sicurissima e pronta ad iniziare lo svezzamento classico con pappette, frullati, omogeneizzati, creme di riso, brodi vegetali e mi ero già documentata riguardo a quali alimenti introdurre prima e quali in seguito, a cosa evitare di somministrare per non scatenare terribili allergie!

All’improvviso scopriamo, invece, il mondo dell’ autosvezzamento! Ed ecco assalirci nuovi dubbi: ma come farà la bimba a mangiare il nostro cibo? Come lo masticherà? Non si soffocherà? Le possiamo dare anche i terribili cibi allergizzanti come pomodoro e uovo? Il sale le farà male?

Da qui la necessità di ricominciare la ricerca di nuove informazioni, esperienze, consigli.

Regola fondamentale dell’autosvezzamento è che il bambino deve approcciare il cibo nella maniera più naturale possibile, con le sue manine, deve toccarlo, studiarlo, scoprirne la consistenza e portarselo naturalmente alla bocca, senza alcun tipo di forzatura.




Lisa fin dai primi mesi è sempre stata a tavola con noi, perché per farla stare tranquilla durante i nostri pasti, posizionavamo il suo ovetto sul tavolo in modo che stesse in compagnia, quindi ha sempre assistito al rituale del “cibarsi a tavola”, ad orari precisi e con strane cose che papà e mamma introducevano in bocca con ancor più strani arnesi. Già dal quinto mese ha mostrato interesse per questo rituale, osservava con curiosità tutto quello che accadeva a tavola e le pietanze su di essa.

Così, allo scoccare del sesto mese si è guadagnata il suo posto a tavola, seduta bella dritta sulla sua sediolina! Le abbiamo messo davanti una patata bollita e un pezzo di pollo ai ferri…ha subito afferrato la patata, schiacciandola felice nella manina, ha poi afferrato il pollo e se l’è portato alla bocca… primi attimi di panico, perché con le gengive ne ha staccato un pezzetto ma lei, con tutta la calma del mondo, lo ha tranquillamente rigirato un po’ in bocca e infine, soddisfatta, l’ha sputato.

Ovviamente le prime volte il bambino non mangia tanto da nutrirsi, ma si limita ad esplorare questo nuovo mondo. Lisa ingoiava solo il passato di verdura, tutto quello che era più solido lo sputava. Col passare dei giorni ha imparato a masticare con le gengive e allora ecco che anche riso, piccoli pezzi di pasta, di carne e pesce ha iniziato a mandarli giù.

A Lisa piace mangiare, è felice quando si siede a tavola con la mamma e il papà e si trova davanti le loro stesse cose, quando le avvicino il cucchiaino lei lo afferra forte forte con le sue manine e se lo porta alla bocca spalancata!

Paradossalmente ama più i pezzi grossi da poter afferrare e mordere, rispetto a cibi sminuzzati, frullati o grattugiati.

Una regola fondamentale per vivere serenamente il periodo dell’alimentazione complementare, questo è il suo nome corretto, è non forzare mai il bimbo a mangiare e non preoccuparsi se mangia poco o rifiuta il cibo. Il bambino sa con cosa, quanto e quando alimentarsi. In ogni caso il latte sarà sempre a disposizione come al solito, le poppate diminuiranno gradualmente secondo i bisogni del bimbo.

Rispetto all’inizio ho completamente cambiato la mia opinione sull’ autosvezzamento: non è niente di spaventoso, anzi è la cosa più naturale che si possa proporre al bambino. Sono felice di non utilizzare prodotti omogeneizzati, liofilizzati, creme di vario genere, insomma, alimenti talmente trasformati nella aspetto e nel sapore, che il bambino non può imparare a distinguere. Lisa inizia a conoscere le consistenze, i colori, le forme e i veri sapori dei cibi e sicuramente apprezza il fatto di condividere il tempo dei pasti con la sua mamma e il suo papà!

In conclusione, consiglio l’alimentazione complementare a tutti i genitori… lasciatevi guidare dal vostro bambino!

Buona pappa!